Perché White

White project è il nome attribuito per comodità ad un progetto senza titolo che prevede l’uscita di una web serie senza titolo, di un libro senza titolo e di una colonna sonora senza titolo. E’ un progetto di divulgazione di un insieme di nozioni di una materia senza nome, rilasciati da un divulgatore senza nome, accompagnati dalle tracce musicali di un compositore senza nome. Nell’impossibilità di chiamarlo con un titolo ufficiale, l’Esiliato e l’Evaso (i nomignoli attribuiti dai discepoli ai due autori, che temendo l’attribuzione di epiteti peggiori li accettarono di buon grado) hanno iniziato a riferirsi al progetto con dei vocaboli più o meno casuali. Avevano infatti la necessità di usare dei termini con cui vi si potessero riferire parlando tra di loro. Col trascorrere del tempo quello utilizzato maggiormente ed impostosi nella comunità dei primi accoliti è stato quello di white project, che ha finito così per diventare il nome semi-ufficiale di questa… “cosa”. Tuttavia è bene precisare che, più che non di un titolo, si tratta di una definizione descrittiva e che l’assenza un nome del progetto avrebbe voluto rappresentarne una sua caratteristica distintiva.

 

“Progetto” fondamentalmente è dovuto alla sua natura di progetto multimediale. Inoltre il termine è sufficientemente poco preciso da poterci far stare dentro quel qualcosa che non si sa bene cosa sia.

 

“Bianco” perché la materia trattata nei contenuti, sebbene non facilmente definibile in modo univoco, in uno dei 201 tentativi di descriverla viene presentata come lo studio delle prime righe della Genesi, ma non quelle dopo il titolo, bensì quelle prima, le righe bianche, quelle non scritte. L’idea del concept deriva da un’arguta osservazione del grandissimo filosofo Igor Sibaldi, pronunciata nel suo “master”/video-corso “Antropologia degli dei” edita da Tlon.

 

L’ideatore del white project, affezionatissimo allievo del Rav Igor, pur comprendendo l’intento umoristico di questa analisi, ne ha colto anche la portata profetica.perche-white-imm1 Egli ritiene infatti che se l’Ispiratore del testo sacro avesse voluto riservare l’accesso ai suoi messaggi più segreti, quelli inerenti il senso della vita e le motivazioni che lo abbiano spinto a dare il via alla Creazione, ai soli studiosi della cabala, avrebbe discriminato enormemente tutti coloro che non conoscono questa disciplina mistica. Una materia tutt’altro che semplice da imparare, inaccessibile se non a chi decide di dedicare a quegli studi lo scopo della propria vita e solo a patto di conoscere l’ebraico antico a menadito, come se fosse una lingua non-morta e come se esistessero le vocali (che invece non sono specificate). Invece i caratteri delle prime righe della sacra scrittura, quelli invisibili, le prime “righe bianche”, sono comprensibili a chiunque sia disposto ad aprire la propria mente, e sono percepibili da chiunque, anche da un cieco oppure da un analfabeta. E a un’indagine sufficientemente scrupolosa è possibile scoprire che in esse tutto quanto viene rivelato. L’Esiliato sottopose queste sue convinzioni al fidato fratello in spirito, l’Evaso, che le approvò di buon grado, forse per non ferire l’esaltazione mistica con cui la cosa gli era stata condivisa come una rivelazione mistica geniale. O per non ferire l’orgoglio con cui l’esaltato era convinto che per la prima volta aveva compreso meglio un insegnamento di quanto lo avesse compreso il proprio Maestro nel formularglielo.

 

Come l’Autore della creazione non ha inteso discriminare ciechi e analfabeti, così l’ideatore del WP non vuole assolutamente discriminare i gruppi etnici non caucasici (e come lui tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione del progetto, salvo rarissime eccezioni). Prova ne sia la presenza di rappresentanti di queste etnie, tra le fila dei Dodici e dei discepoli.

 

A scanso di equivoci chiariamo definitivamente che il WP non è associato a nessuna questione razziale.

 

Avesse inteso essere un omaggio alla razza caucasica oltre tutto lo avremmo titolato diversamente, tipo pink-orange with an olive complexion sometimes project.

Oltre alla spiegazione principale (per avere un maggior numero di descrizioni e illudervi di entrare in possesso di tutte le chiavi di lettura necessarie a decifrare il senso del WP potete scoprire altre definizioni del progetto a questo link), ci piace annoverare questa serie di piacevoli cose che è possibile attribuire al colore bianco.

 

Il bianco contiene tutti i colori dello spettro elettromagnetico.

 

Il rumore bianco è un suono contenente tutte le frequenze udibili.

 

La bandiera bianca è il simbolo degli intenti pacifici in tempo di guerra. La mancata adesione a mettersi sullo stesso piano di chi vuole risolvere le questioni con l’uso della violenza. Il WP è, tra le altre cose, il germe di una rivoluzione culturale non violenta.

 

Il nastro bianco simboleggia la denuncia della violenza contro le donne.

 

Al pronto soccorso se ti danno il codice bianco è improbabile che crepi.

 

Bianco è anche il colore del ghiaccio nel romanzo “Ice” (“Ghiaccio”) di Anna Kavan, cui il white project è largamente ispirato e dal quale ha tentato, senza successo, di plagiare a piene mani la sublime poeticità.

 

Bianco è il colore dell’albedo, la meglio fase alchemica secondo gli alchimisti più fichi!

 

Bianche sono tutte le 3 principali chiavi di accesso ai massimi saperi in ambito dell’eudemonologia. Ma questi sono insegnamenti sopraffini per cui tu non sei ancora pronto, senza offesa…

Perché un titolo in inglese?

La denominazione nell’inglese “White project” si presta a giocare d’anticipo nell’ottica di mantenere la continuità del non-nome del progetto anche nella fase successiva (lo stadio evolutivo del world white project), allorché la natura universale del messaggio che viene trasmesso supererà i confini della nazione dove si è inizialmente manifestato e cercherà di propagarsi verso i confini del mondo. E nel mondo la lingua dominante, per quanto possa essere difficile credere che sia proprio una lingua barbara tanto rozza, resterà probabilmente l’inglese, poiché non sono ancora maturi i tempi per la sostituzione di quella lingua con l’italiano (che è troppo raffinato per popolazioni senza la nostra nobile storia). Avremmo potuto lasciar fare ai popoli che man mano avessero recepito il progetto, ma le probabilità che esso venisse risparmiato da una traduzione arbitraria ed il suo titolo venisse lasciato quello italiano dopo l’espatrio erano pressoché nulle. Ed anche in quella remota eventualità avrebbe comunque subito l’onta della storpiatura fonetica praticata su tutte le parole italiane pronunciate con accento inglese all’estero. Da qui la scelta di White Project. Che poi siccom nessuna profezia fa colpo in patria potrebbe anche rivelarsi una buona mossa. E poi diciamolo, anche se la lingua inglese è di gran lunga inferiore all’italiano, forse white project non suona nemmeno tanto male. E di sicuro la dicitura world white project crea un simpatico gioco di parole essendo simile nel suono a “world wide project”.