Prostrazione mistica e viaggi astrali

Di solito tutti quanti noi tendiamo a giudicare in maniera negativa la prostrazione.

Cioè quella condizione in cui il soggetto si abbandona in posizione orizzontale, come in una specie di resa incondizionata all’universo, mettiamola così.

E talmente un prostrato potrebbe estraniarsi del tutto da questa realtà, che possiamo dire che arriva ad un certo punto ad esserne avulso. Non gli appartiene più e non né è più posseduto a sua volta.

Eppure è proprio grazie alla sua condizione di prostrazione, che un soggetto potrebbe riuscire a collocare la sua attenzione in una realtà oltre le stelle!

Non oltre il sole, che già comunque è una stella a una certa distanza da noi, 8 minuti luce mi pare. Cioè quel genere di distanza che solitamente già ci spiazza, per cui quasi nessuno di noi è solito frequentare certi posti (come ad esempio Urano).

Ma proprio quelle stelle tipo Betelgeuse che sta a 642 anni luce e mezzo da noi. E che tra l’altro è uno stellone talmente grosso, che è come se il sole si estendesse fino a ricomprendere l’orbita di Giove al proprio interno.

Tu ci sei mai stato con la tua attenzione su Betelgeuse?

No, invece il prostrato ci può arrivare!

Lo può fare solo uno che sia prostrato, perché l’attenzione degli altri sette miliardi e mezzo di esseri umani è tutta focalizzata esclusivamente su questo misero 0,000000000000000000000000001% di universo osservabile occupato dalla pellicola di atmosfera di questo pianetino simpatico dove risiediamo.

E tutti noi siamo attentissimi a tenere sotto osservazione questa frazione di universo qui, specialmente la parte di quella pellicola atmosferica che ci avvolge. A volte anche con una certa apprensione, perché siamo preoccupati dalle dinamiche con cui gli eventi potrebbero svilupparsi attorno a noi nel placido ma inesorabile trascorrere dei secondi.

Il prostrato, invece, riesce a connettersi misticamente al popolo di abitanti viventi di qualche altro piccolo pianetino di qualche sistema solare alternativo distante 645 anni luce e mezzo. E persino più lontano.

Se tu domandi: “ma è possibile connettersi misticamente a una civiltà che risiede 645 anni luce distante da noi?”. Io ti dovrò rispondere: “sì, lo è, ma a patto di essere del tutto prostrati, cioè di aver abbassato tutte le difese, concedendo persino la possibilità al non-essere di occupare tutte le tue cellule. Almeno per 15 minuti diciamo“. Il prostrato sa anche questo: che lui potrebbe persino arrivare a stabilire una connessione mistica totale con loro, tra un solo istante. “Lasciatemi soltanto fare il passo successivo e io coglierò istantaneamente l’essenza di tutta l’esistenza di quella civiltà da prima che nascesse a dopo la sua estinzione“. Ma qui ci sono sempre i familiari che lo pregano a non fare nessun ulteriore passo in direzione mistica, poiché mettono in primo piano la connessione non mistica che hanno con lui e desiderano salvaguardare. “Ma che ci vai a fare fino a Betelgeuse, si sta tanto bene qui“.

E come funziona la connessione con una civiltà che risiede a 645 anni luce di distanza?

Cioè quella realtà che non sarebbe in grado di comunicare con noi attraverso l’impiego di tecnologie convenzionali, senza dover aspettare 645 anni tra ogni botta e risposta. Funziona così. La prima cosa da capire è che a questa distanza siderale non esiste più il nostro presente. Cioè tu adesso sei presente nel presente, giusto? Ma la civiltà Betelgeusiana non ha il tuo “ora”. Perché esistono 645 anni di durata temporale (calcolata in anni terrestri), che non sono né passati né futuri rispetto a noi. Il fisico Carlo Rovelli definisce questo tempo come “presente esteso”. Il mistico può connettersi alla civiltà Betelgeusiana solo a condizione di percepire tutti i 645 anni di presente esteso nel suo istante presente.

Se il prostrato poi decide di non limitarsi a spostare la sua attenzione in una regione del solo universo osservabile, e la dirige nell’universo inosservabile, se si connette misticamente ad una realtà che è distante da noi 13,4 miliardi di anni luce, come la galassia GN-z11 (ma forse siamo ancora nei limiti dell’universo osservabile?), allora la sua situazione diventa quella di una persona che racchiude nel proprio presente istantaneo un tempo che si protrae per miliardi di anni terrestri. Un tempo in cui quella civiltà aliena con cui stabilisce un contatto mistico ha visto prima nascere il suo LUCA, il suo primo antenato comune universale . Poi da quella prima manifestazione vivificata ha visto prodursi, una speciazione dopo l’altra, tutte le sue speci antenate. Poi ha iniziato la sua storia e si è sviluppata fino a produrre civiltà e poi persino colonie su un’altra dozzina di pianeti abitabili della sua galassia. E per finire si è estinta fagocitata dal buco nero che ha divorato tutta GN-z11 quando è venuta la sua ora. Tutto in un istante.

Raccomandazioni finali

Quindi il prostrato se anche noi lo commiseriamo, in realtà è l’unico umano in questo istante, ad aver potuto stabilire una connessione con la cosa che assomiglia più al concetto di infinito che la mente umana possa concepire. Quindi non commiserarlo più di tanto. Anche se è morto. Non commiserare la sua condizione che abbraccia l’infinito. Il dolore ci può stare, perché magari il prostrato defunto era una persona a te cara, ma la commiserazione è fuori luogo.

Se l’universo dovesse scegliere se essere te o essere lui, probabilmente sceglierebbe di essere lui.

Ma tu non frustrarti e non prostrarti troppo che è meglio.

Lasciale fare ai mistici queste cose, che hanno studiato come fare viaggi astrali da Betelgeuse andata e ritorno, in maniera sicura.

Tu con la fortuna che ti ritrovi al primo buco nero ci finiresti dentro.

E se cadi in un buco nero sei capace ad uscirne? No, allora stattene dove sei!

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