The Journey, il viaggio di Brandon Bays

Hai mai sentito parlare di Brandon Bays? E’ una signora americana che ha elaborato un protocollo terapeutico chiamato ‘the Journey’ (il viaggio).

Puoi trovare delle informazioni sul Journey facendo un’escursione nei motori di ricerca. Ma non sarò io a spiegarti come funziona la cosa, perché non la ho approfondita troppo, anche per la ragione che scoprirai nell’articolo.

Ma facciamo un passo indietro.

Io sono un profeta minore con dei problemi di varia natura. Non andrei in giro a dire che sono un profeta minore se così non fosse, ed il fatto che tu stia qui a leggere questo articolo dovrebbe anche farti preoccupare un pò sul tuo stato di salute, a proposito.

Ma torniamo a me. Ti parlo raramente di me, perché ci tengo che sia il progetto al centro dell’attenzione. E so che se parlassi di me – che sono uno degli autori – temo che lo screditerei.

Comunque, il sottoscritto ama definirsi ‘diversamente sano di mente’. In realtà non mi trovo in uno stato giuridico tale per cui se commettessi un omicidio potrei beneficiare delle agevolazioni di cui usufruiscono i malati di mente, roba di sconti di pena e benefici fiscali vari. Però il mio avvocato probabilmente cercherebbe di giocarsi questa carta mostrando al giudice il video del white project più astruso di sempre, il nuovo “la forma dell’io” (lo hai visto? vero che è un pò folle?).

Però un pò svitato lo sono. Essere svitati comporta a volte delle ricadute sul tono dell’umore. Lo stato psicologico a sua volta si può associare a problemi di salute, andando a colpire degli organi bersaglio. In più sono ipocondriaco, ho una leggera fissazione di essere destinato ad essere il primo della gang a lasciare questo spazio-tempo, un pò come Hector della canzone di Morrissey. Per cui ad un certo punto ho deciso di recarmi da un esponente del filone di ‘cure alternative’, roba nel campo della ‘medicina olistica’ che ho scoperto di recente. Cioè ho sempre saputo che esisteva qualcosa del genere, ma in passato tendevo a screditare questo intero filone, avendo un approccio tendenzialmente scientifico e avendo visto tutte le 8 stagioni del dottor House.

Poi però, dopo un certo numero di step percorsi nel mondo della cosiddetta ‘spiritualità’ ho iniziato a ricredermi, fermo restando che sono tuttora molto scettico su robe tipo la pranoterapia (ammetto di esserci passato per sincerarmi che fosse una ciarlataneria comunque, perché non amo esprimere giudizi su cose che non ho verificato). E siccome mi è stato segnalato un esponente del metodo di cura ‘the journey’ ho voluto sperimentare un ‘viaggio’.

Portava in grembo un male incurabile grande come un feto di 6 mesi

Devi sapere che Brandon Bays era afflitta da un male incurabile, del tipo che aveva un tumore grande come un feto di 6 mesi e tuttavia ha inventato questa metodologia che la portata ad una remissione della malattia. Ha scritto un libro che per ora non si trova più in italiano, se ne dovessi possedere una copia ti rivolgo la preghiera di scrivermi una mail all’inirizzo della società di produzione del white project, non potendo io avere contatti diretti con i ‘fan’ se non attraverso la mediazione dei produttori che hanno finanziato questo progetto.

La mail è wprodsrl@gmail.com. Se me ne spedissi una copia riceverai una ricompensa, un wpremio come il mitico WPentacle a universi paralleli in argento placcato d’oro. La lettura del testo in inglese non è per me la scelta preferibile per ragioni che non starò ad elencarti (cioè l’inglese lo capisco, però…).

In Italia ci sono dei terapeuti che praticano questo metodo ma si contano sulle dita di una mano. La persona che risiede nella mia regione è una di quelle che ha ottenuto una guarigione miracolosa attraverso la pratica del metodo! Questo per me si che è un’ottima credenziale!

La sola cosa incurabile sono io

La cosa buffa è che dopo avermi incontrato, subito nei primi 20 minuti (delle 2 ore trascorse a discorrere), ha dovuto scusarsi del fatto che non riteneva di avere le energie per affiancarmi in un viaggio dentro la mia anima.

Io ho fatto finta di non esserci rimasto nemmeno tanto male. Ho sottolineato che non occorreva si giustificasse di questo fatto, che faceva benissimo a fidarsi del suo istinto. Tanto più che se il suo istinto suggeriva che avrebbe perso del tempo, in un certo senso lo avrebbe fatto perdere un pò anche a me, oppure avrebbe deluso comunque delle aspettative.

Poi però non ho resistito. Avevo ascoltato che questa persona aveva già effettuato ben 400 journey. Con grande beneficio dei suoi pazienti, anche se vi erano delle guarigioni spirituali ma senza scomparsa delle malattie in un paio di casi citati. Ma casi disperati come tumori allo stadio terminale che avrebbero messo in difficoltà anche Gesù Cristo. Oppure patologie più rare che non posso citare per non facilitare l’identificazione di questo terapeuta. Preferisco non farlo perché il resoconto riferito in quest’articolo potrebbe generare un giudizio non del tutto positivo (un terapeuta che rifiuta un paziente…). Ma la verità è che questa persona mi ha dato un’ottima impressione. Come dicevo ad un certo punto non ho resistito… Ed ho domandato quanti fossero stati i pazienti che non avevano avuto il via libera ad affrontare il ‘journey’.

Con grande naturalezza (o forse c’era anche un pizzico di soggezione, ora non ricordo), ma ha detto “per la verità tu sei il primo“.

Tu che dici, dovrei preoccuparmi? Farò la fine di Hector, the first of the gang to die?

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